La riflessione suggerita da Leonardo da Vinci
Ci piace dedicare una riflessione alla semplicità, cercando di capire il senso dell’affermazione di Leonardo “La semplicità è la suprema sofisticazione”. Ci interessa indagare su questo pensiero perchè, sin dall’inizio della nostra ricerca, abbiamo colto un legame profondo tra due aspetti apparentemente molto distanti: la semplicità e l’intuizione.
“La semplicità è la suprema sofisticazione” affermava la mente raffinata di Leonardo mezzo millennio fa.
Bisogna partire dal presupposto che purtroppo, nel XXI secolo, il termine “semplicità” ha spesso un’accezione negativa. La semplicità è considerata una caratteristica delle persone umili e povere di idee.
Alda Merini scriveva “La semplicità è mettersi nudi davanti agli altri… E noi abbiamo tanta difficoltà ad essere veri con gli altri. Abbiamo timore di essere fraintesi, di apparire fragili, di finire alla mercé di chi ci sta di fronte. Non ci esponiamo mai. Perché ci manca la forza di essere uomini, quella che ci fa accettare i nostri limiti, che ce li fa comprendere, dandogli senso e trasformandoli in energia, in forza appunto. Io amo la semplicità che si accompagna con l’umiltà. Mi piacciono i barboni. Mi piace la gente che sa ascoltare il vento sulla propria pelle, sentire gli odori delle cose, catturarne l’anima. Quelli che hanno la carne a contatto con la carne del mondo. Perché lì c’è verità, lì c’è dolcezza, lì c’è sensibilità, lì c’è ancora amore”.
In molti hanno sostenuto le stesse tesi con forza, da Cristo a Gandhi, da Leopardi a Pasolini …..
Anche in ambito organizzativo, questa tesi viene sostenuta in maniera convincente.
Il manager “ideale” deve adottare strategie chiare ed esercitare semplicità nelle richieste e nei comportamenti. È sicuro delle proprie competenze e quindi può gestire con chiarezza e autorevolezza affinché più semplice diventi l’esecuzione.
Nella realtà però ci sono molti manager “reali”.
Come ci racconta Jack Welch, attuale pensionato statunitense, considerato il più grande CEO occidentale di tutti i tempi:
“I dirigenti spaventati e nervosi utilizzano libri di pianificazione grossi e complicati e dispositivi pieni di tutto ciò che hanno imparato sin dall’infanzia. I veri leader non hanno bisogno di confondere. La gente deve avere fiducia in sé stessa per essere chiara, precisa, ed essere sicura che ogni persona all’interno della sua organizzazione, dalla più importante all’ultima ruota del carro, capisca qual è l’obiettivo fondamentale. Ma non è facile. È incredibile quanta fatica faccia la gente ad essere semplice; quanta paura faccia la semplicità. La preoccupazione è che se ci mostriamo semplici le persone possano pensare che siamo stupidi. È esattamente il contrario. La gente con la mente più chiara e preparata è quella più semplice”.
Purtroppo, ormai, abbiamo l’abitudine di complicare, piuttosto che semplificare. Abbiamo consolidato la convinzione che le cose complesse corrispondano anche a qualità, prestazioni efficaci, brillanti e intelligenti, quasi che l’abbondanza di dati e le procedure complicate siano di per sé garanzia di successo.
La parte intuitiva della nostra mente è un dono naturale. Ci offre costantemente idee, impressioni, soluzioni, opportunità. È un angelo custode sconosciuto che ci guida, ci da feedback silenziosi, ci mette in allarme, ci fornisce continuamente segnali per monitorare la realtà, fare le nostre scelte e, in sordina, governa la nostra vita.
Sono moltissime le menti geniali, provenienti da ogni cultura e da ogni disciplina, che si sono espresse sull’intuizione, tutti quelli che hanno avuto un contatto diretto, chiaro, lampante e ne hanno riconosciuto, senza riserve, la forza.
Pochi invece sono stati gli studiosi che si sono dedicati ad approfondimenti.
D’altronde come poter indagare una cosa intangibile, effimera, forse extra-sensoriale? Poi con quali strumenti si può indagare e secondo quali logiche? L’intuizione è una dimensione semplice nella sua complessità, complessità che non ci spaventa, anzi ci esalta e ci entusiasma.
Pensate alle grandi imprese spaziali, ricordate il lander Philae che è “accometato” sulla cometa P67. Il mondo intero colse l’evento con ammirazione e commozione, la “complessità” e il coraggio di quest’impresa figlia delle intuizioni e della scienza.
Sono invece le situazioni “complicate” a spaventarci. Viviamo imbrigliati tra le complicazioni e spendiamo buona parte della nostra vita a districarci tra le difficoltà, anche relazionali, che il mondo razionale genera. Noi di IntelligenzaIntuitiva siamo convinti che l’enorme offerta di proposte per lo sviluppo e il successo personale proliferate nell’ultimo decennio, sia il tentativo di dipanare la matassa intricata delle individualità e delle relazioni “complicate”.
Per fortuna i segnali di un passaggio culturale sono riconoscibili. Siamo davvero esausti di fronte ad un mondo ridondante di schemi, procedure, analisi, protocolli, input e cavilli, che invece di stimolarci ci inibisce e invece di semplificarci la vita ce la complica.
Einstein sostiene che “if you can’t explain it simply, you don’t understand it well enough” (trad.:se non lo puoi spiegare semplicemente, significa che non l’hai capito abbastanza bene).
Concordiamo con la sua affermazione, infatti nelle nostre attività di formazione utilizziamo strumenti semplici, che riattivano in ogni persona risorse semplici perchè innate, insite nella natura umana. Queste risorse, rimaste sopite per molto tempo, generano consapevolezza e risvegliano l’intelligenza intuitiva.
Intelligenza intuitiva significa saper bilanciare proficuamente la parte razionale e la parte intuitiva della nostra mente, per diventare padroni di noi stessi e del nostro futuro ….. questa è la nostra mission!
Buona lettura.
Lo Staff di IntelligenzaIntuitiva