Cartesio ci ha confusi ..... come nascono le intuizioni?


Parlare appropriatamente di "intuizione" è oggi molto complicato perché l’esperienza dell’uomo comune è di perplessità e diffidenza nei confronti dei fenomeni intuitivi. Questi, sia che si presentino sotto forma di pensieri, sia che abbiano delle ricadute pratiche su fatti ed eventi, hanno sempre un sapore straordinario, sovrannaturale, mistico, talvolta extrasensoriale.

Ma cos’è l’intuizione? E’ un’esperienza connessa strettamente alla sfera personale, al nostro quotidiano, alla comunicazione, alla professione, al mondo del business e più in generale all’efficacia operativa e relazionale delle persone. E’ un fenomeno altamente pervasivo e, pur essendo un’esperienza nota, le caratteristiche del suo manifestarsi e la sua natura ci sono sconosciute. Di conseguenza parlare o riflettere sul fenomeno “intuizione” ci pone sempre di fronte al paradosso di dover trattare razionalmente un fenomeno che in realtà risponde a logiche irrazionali. Nella cultura occidentale questo aggettivo ha assunto un’accezione negativa ma in realtà indica la natura “non-razionale” dell’intuizione che semplicemente si contrappone a quella “razionale” del pensiero considerato dominante.

Nell’intraprendere la nostra ricerca ci siamo imbattuti nelle attività che nei paesi anglosassoni vengono condotte da ben oltre un decennio sulle tematiche dell’intuizione e che mirano a comprenderne le basi scientifiche e ad analizzare il ruolo che questa forma di pensiero ha nella vita delle persone, anche per studiarne le possibilità di potenziamento attraverso la formazione. Gli studi si concentrano in modo particolare sul Decision Making e sul ruolo dell’intuizione nelle aree professionali che richiedono capacità decisionali efficaci in condizioni di emergenza.

Un grande contributo alla comprensione del fenomeno “intuizione” nei processi decisionali è venuto dagli studi di António Damásio - neurologo, neuroscienziato, psicologo e saggista, uno dei massimi studiosi mondiali delle basi neuronali della cognizione e del comportamento -, che già nella prima edizione de “L’errore di Cartesio” dimostrò le implicazioni delle emozioni nei processi decisionali e nel comportamento sociale. Partendo da casi clinici evidenziò il contributo fondamentale delle emozioni nelle decisioni, contributo determinato dal fatto che le emozioni sono parte integrante del ragionamento e non un elemento esterno e d’intralcio al ragionamento. Secondo Damásio esse forniscono il loro contributo connotando il ragionamento con una “marcatura” di tipo fisico, riconoscibile a livello corporale, viscerale e attraverso segnali non consapevoli, nascosti, che alimentano le nostre decisioni intuitive. Quindi l’emozione emerge come elemento determinante per il processo di pensiero intuitivo, quel processo cognitivo rapido grazie al quale si giunge a una particolare conclusione, senza la consapevolezza di tutti i passaggi logici che hanno portato ad essa. Ciò avviene perché l’emozione fornisce informazioni così chiare e porta con tale rapidità alla conclusione, che non è necessario approfondire ulteriori dettagli. Damásio suggerisce che la qualità della nostra intuizione dipende da quanto bene abbiamo ragionato in passato, da quanto bene abbiamo classificato gli eventi del passato in relazione alle emozioni che li hanno accompagnati e dai nostri ragionamenti sui successi e fallimenti delle nostre passate intenzioni.

Rileggere Damásio è sempre interessante, perché propone considerazioni stimolanti su tematiche di natura intangibile come emozioni, sentimenti, sensazioni. Partendo dall’approccio tipico dello scienziato che basa le sue analisi su casi clinici e con uno stile narrativo gradevolissimo, rende evidente già nel titolo quanto Cartesio ci abbia confusi creando quell’incolmabile distanza tra intelletto e emozione che per secoli ha guidato la ricerca e il pensiero filosofico.

Le sue conclusioni rappresentano il seme degli studi condotti su queste tematiche e delle riflessioni che rappresentano i fondamenti della ricerca sull’intuizione. Questa si è andata via via concentrando su alcune facoltà umane come la percezione, l’attenzione, la creatività e su aspetti quali l’esperienza soggettiva, la consapevolezza, la memoria, elementi che insieme ad altri concorrono a determinare la frequenza, la natura e la qualità dei nostri pensieri intuitivi.

Alla luce di tutto ciò vogliamo sottolineare che il nostro progetto è “valorizzare l’intelligenza intuitiva” in ogni ambito di vita, personale e professionale, facendo leva sugli aspetti succitati e su molti altri, con proposte metodologiche strutturate in funzione degli obiettivi da raggiungere, dei contesti operativi e delle figure coinvolte nei processi di evoluzione. La nostra intenzione è di approfittare di questo spazio di condivisione per confrontarci con le considerazioni di chiunque sia interessato all’argomento e voglia proporre pensieri, spunti o presentarci le proprie intuizioni al riguardo!

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