Il nostro (di tutti) pensiero globale

Si racconta che Albert Einstein nel 1907, seduto nell’ufficio svizzero dei brevetti di Berna, ebbe la piena consapevolezza che «se una persona cade liberamente, non sentirà il proprio peso», pensiero che nel 1915 lo portò a sviluppare la Teoria della Relatività Generale. Quest’anno infatti, in occasione dell’Anno Internazionale della Luce proclamato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ne viene celebrato il centenario.

Quest’intuizione, definita nel 1954 dal Nobel per la Fisica Max Born «la più sorprendente combinazione di penetrazione filosofica, intuizione fisica e abilità matematica», ci da lo spunto per sottolineare ancora una volta il grande valore di un approccio alla conoscenza basato sulle scienze matematiche-fisiche e sulle scienze umanistiche, su razionalità e intuizione, su una forma di “pensiero globale” che deve superare gli steccati tra le discipline posti dalla cultura moderna.

Lo scorso 31 dicembre il Corriere della Sera ha pubblicato un’intervista dello scrittore Paolo Giordano, fisico teorico e autore del romanzo “La solitudine dei numeri primi”, a Carlo Rovelli, scienziato e saggista italiano che lavora oltralpe dove si occupa di “gravità quantistica”. Il noto fisico nell’intervista sostiene convintamente l’importanza dell’unità del sapere: «Non ci sono contraddizioni tra i saperi. La cultura è una, sfaccettata, inesauribile: è l’insieme degli strumenti che l’umanità ha elaborato per pensare e comprendere il mondo».

Noi di IntelligenzaIntuitiva vogliamo avvalorare e sottolineare l’importanza delle sue riflessioni sul pensiero globale, sul sapere inteso come “corpo unico” finalmente ricomposto a favore di una visione unitaria della conoscenza, come era per gli antichi greci: «Gli antichi Greci, Lucrezio, ancora più Anassimandro, scelto come modello di scienziato, potevano ancora permettersi una visione unitaria della conoscenza». Rovelli aveva già in precedenza approfondito queste argomentazioni in “Che cos'è la scienza. La rivoluzione di Anassimandro” (2011): «Il fatto che Anassimandro abbia compreso che la Terra galleggia libera nello spazio senza cadere e senza bisogno di essere sostenuta da qualcosa è stato indicato da molti come la prima grande rivoluzione cosmologica, e una delle sorgenti del pensiero scientifico».

Il nostro lavoro si colloca dentro questa visione e prende spunto dalle discipline che studiano la mente e la coscienza. Guardiamo alle intuizioni come risorse insite nella nostra natura, sollecitate, riconosciute e governate dall’intelligenza e sosteniamo il pensiero intuitivo e quello razionale come approcci indivisibili della mente globale, analogamente alla definizione che lo scienziato fornisce della gravità quantistica quando l’intervistatore domanda: «La gravità quantistica in una riga?» e Rovelli risponde: «Lo spazio vuoto è fatto di granelli indivisibili.»

Quando parliamo di intelligenza intuitiva ci riferiamo a questa forma di pensiero globale e a molto altro: creatività, sostenibilità, capacità di uscire da noi stessi per guardare fuori, per vedere il futuro in maniera un po’ visionaria ed apprendere in modo nuovo le leggi che governano la vita, il mondo che ci circonda, il lavoro e come suggerisce l’intervistatore citando A. de Saint Exupéry in Terra degli uomini (1939), «per comprendere quanto importante sia la “gravità” degli affetti e delle relazioni, ciò che ci dona peso come esseri umani e ci tiene incollati al suolo».

In definitiva per sentirci pienamente e consapevolmente parte del mondo.

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